Sposarsi in Italia, piccola guida pratica

Il Matrimonio Civile

Nella legislatura Italiana esistono tre tipi di matrimonio:

Matrimonio Civile: celebrato davanti all’Ufficiale di stato civile;
Matrimonio Religioso: celebrato davanti al Ministro del culto cattolico;
Matrimonio Concordatario: celebrato davanti al Ministro del culto cattolico, il Parroco regolarmente iscritto nei registri di stato civile, prima al comune e poi in chiesa

IL MATRIMONIO CIVILE

Il matrimonio civile è l’unione di due persone di sesso opposto che produce effetti validi unicamente per il diritto dello Stato e non anche per la Chiesa ed è disciplinato unicamente dalla legge statale.

Quali sono le condizioni necessarie per contrarre matrimonio civile

 Il codice civile prevede alcune condizioni perché i futuri coniugi possano contrarre matrimonio, e cioè:

  • non devono essere minorenni (solo con autorizzazione del tribunale può sposarsi anche chi ha compiuto 16 anni);
  • non devono essere vincolati da un precedente matrimonio;
  • la donna non può contrarre nuovo matrimonio se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili (divorzio) del precedente matrimonio;

devono essere state effettuate le pubblicazioni a cura dell’ufficiale dello stato civile e devono essere decorsi almeno quattro giorni dal loro compimento.

Che cosa sono le pubblicazioni

Le pubblicazioni di matrimonio consistono nell’inserimento sul sito internet del comune di un atto contenente le generalità dei futuri sposi.
La richiesta di pubblicazioni deve essere fatta da entrambi gli sposi (o da un terzo che ha ricevuto da questi autorizzazione a mezzo di procura rilasciata con scrittura privata, o da chi esercita la responsabilità genitoriale o da chi esercita la tutela per i minori di età compresa fra i 16 e i 18 anni) all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza di uno degli sposi.
L’atto di pubblicazione resta inserito sul sito web del comune per almeno 8 giorni consecutivi.

Quanto costano le pubblicazioni

Per la pubblicazione del matrimonio occorre presentarsi con una marca da bollo dell’importo di 16,00 euro, nel caso in cui i futuri sposi siano residenti nello stesso comune, oppure di un importo pari al doppio, nel caso in cui uno di essi sia residente in un altro comune.

Chi e come può presentare opposizione

In presenza di cause che impediscano la celebrazione del matrimonio, la legge legittima determinate persone ad opporsi ad esso, e cioè:

  • i genitori degli sposi;
  • in caso di mancanza dei genitori gli ascendenti e i collaterali fino al terzo grado;
  • il tutore o il curatore.

Questi soggetti possono presentare ricorso al tribunale del luogo dove sono state eseguite le pubblicazioni. Il Presidente del tribunale fissa con decreto la comparizione delle parti davanti al collegio per una data compresa tra i 3 e i 10 giorni dalla presentazione del ricorso. Il ricorso può essere presentato anche dopo il termine di inserimento della pubblicazione on line, ma comunque prima della celebrazione del matrimonio.
Il Presidente del tribunale può decidere di sospendere la celebrazione del matrimonio sino a che sia stata rimossa l’opposizione.

 Chi celebra il matrimonio civile

 Il matrimonio civile viene celebrato dall’ufficiale dello stato civile che può essere il Sindaco, il vicesindaco, un assessore o un consigliere comunale, un presidente di circoscrizione, il segretario comunale, un dipendente comunale a tempo indeterminato (e, in caso di esigenze straordinarie e temporalmente limitate, a tempo determinato), che abbia superato un apposito corso o, anche, un cittadino italiano che abbia i requisiti per l’elezione a consigliere.
L’ufficiale di stato civile deve indossare la fascia tricolore.

Dove si celebra ed in cosa consiste la celebrazione

 La celebrazione avviene nella Casa Comunale, in una sala aperta al pubblico, nel comune in cui è stata fatta la richiesta di pubblicazioni.
L’ufficiale di stato civile celebrante, alla presenza di due testimoni (uno per parte), dà lettura degli articoli 143 (Diritti e doveri reciproci dei coniugi), 144 (Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia) e 147 (Dovere verso i figli) del Codice Civile, riceve le affermazioni degli sposi di volersi prendere in marito e moglie, li dichiara uniti in matrimonio e accoglie, eventualmente, le ulteriori dichiarazioni riguardanti la scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni o la scelta della legge applicabile ai rapporti patrimoniali, nonché il riconoscimento di figli naturali (ora figli nati fuori dal matrimonio).

L’atto di matrimonio

 L’atto di matrimonio viene compilato immediatamente dopo la celebrazione nella Parte I dei registri dello Stato civile, letto e sottoscritto dagli sposi, dai testimoni e dall’ufficiale di stato civile.
Se le persone non sono in grado di comprendere, come il caso dello straniero, l’ufficiale di stato civile provvede a nominare un interprete che dovrà sottoscrivere l’atto. Qualora gli sposi non possano apporre la propria firma, l’ufficiale dello stato civile deve indicare tale circostanza nell’atto e le ragioni di tale impedimento.

Il regime patrimoniale

I regimi patrimoniali tra cui i coniugi possono scegliere sono due: la comunione dei beni e la separazione dei beni.
La comunione dei beni è il regime patrimoniale che automaticamente viene adottato laddove non ci sia una diversa manifestazione di volontà da parte dei coniugi. Pertanto, tale scelta non viene annotata sull’atto di matrimonio, né riportata negli estratti. Il regime della comunione dei beni prevede conseguentemente che tutti gli acquisti fatti dalla famiglia dopo il matrimonio, costituiscono patrimonio comune a prescindere dall’apporto economico di ciascun componente. Sono esclusi dalla comunione dei beni: 1) i beni che ciascun coniuge aveva prima del matrimonio; 2) i beni avuti dopo il matrimonio per eredità o donazione; 3) i beni di uso strettamente personale ed i loro accessori; 4) i beni che servono all’esercizio della professione; 5) i beni ottenuti come risarcimento di un danno patito.
Lo scioglimento della comunione dei beni avviene in uno dei seguenti casi: 1) morte di uno dei coniugi; 2) separazione giudiziale dei beni; 3) provvedimento del Tribunale di omologazione della separazione personale dei coniugi; 4) sentenza di divorzio; 5) annullamento del matrimonio; 6) scelta del regime di separazione dei beni (da effettuarsi per atto pubblico dinanzi ad un notaio).
La separazione dei beni deve essere invece espressamente richiesta dai coniugi e prevede, invece, che ciascun coniuge conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio. Tale scelta deve essere dichiarata da entrambi i coniugi:

  • prima del matrimonio:
    • all’ufficiale di stato civile (matrimonio civile);
    • al parroco (matrimonio concordatario);
    • al ministro di culto (matrimonio culti ammessi);
  • dopo il matrimonio:
    • davanti ad un notaio.

 La separazione dei beni viene annotata sull’atto di matrimonio e riportata negli estratti di matrimonio.

Il matrimonio religioso

Il matrimonio religioso è l’unione tra coniugi dinanzi al ministro di un culto cattolico (il sacerdote) al quale la legge dello Stato, in forza del Concordato lateranense (un accordo) stipulato tra lo Stato italiano e la Santa Sede nel 1929, riconosce effetti civili qualora siano osservate determinate condizioni. Per tale motivo il matrimonio religioso è chiamato matrimonioconcordatario. Laddove il matrimonio venga, invece, celebrato dinanzi ad un ministro di un culto acattolico (e cioè non cattolico, come ad es. il culto ebraico, valdese, metodista), si parla di matrimonio acattolico.

 Il corso prematrimoniale

 Prima del matrimonio concordatario, i futuri sposi devono seguire, presso una parrocchia a loro scelta (a seconda del calendario di organizzazione dei corsi), il cd. corso prematrimoniale, ovvero un corso della durata di due o tre mesi (solitamente organizzato in un incontro settimanale) tenuto da un sacerdote o da un suo delegato che rappresenta un momento di preghiera insieme ad altre coppie di futuri sposi e durante il quale si affrontano tematiche di riflessione sulla futura vita coniugale. Al termine del corso non vi è un esame e verrà rilasciato l’attestato di partecipazione, ovvero il consenso alle nozze da parte del sacerdote della parrocchia presso il quale è stato svolto il corso, che generalmente ha una validità di circa due anni e che verrà poi consegnato dai futuri sposi al proprio parroco al momento in cui decidano di sposarsi.

 Gli adempimenti dei futuri sposi e i documenti necessari

 I futuri sposi devono rivolgersi al proprio parroco o al parroco della Chiesa dove hanno scelto di effettuare la celebrazione per fissare la Chiesa e la data delle nozze ed avviare le pratiche per il matrimonio.
Devono essere consegnati i seguenti documenti:

  • civili:
    • certificati di nascita;
    • certificati di residenza;
    • certificati di cittadinanza;
  • religiosi:
    • il certificato di Battesimo (che verrà rilasciato dalla parrocchia presso la quale si è stati battezzati);
    • il certificato di Cresima (se non si fosse stati cresimanti è necessario provvedervi prima del matrimonio);
    • il certificato di “Stato libero ecclesiastico”, tale certificato ha la funzione di attestare che il richiedente non abbia già in precedenza contratto matrimonio secondo il rito religioso. Tale documento può essere sostituito con un giuramento dell’interessato dinanzi al parroco;
    • l’attestato di partecipazione al corso prematrimoniale;
    • il nulla osta ecclesiastico: è un documento che va richiesto alla Curia nel caso in cui i coniugi vogliano contrarre matrimonio presso una parrocchia differente dalla propria o fuori dal Comune di residenza.

 Le pubblicazioni e gli ulteriori adempimenti

 Una volta prodotti tutti i documenti necessari, il Parroco della chiesa di appartenenza di uno dei due sposi, dopo un informale colloquio con i futuri sposi circa la loro libera e convinta volontà di contrarre il matrimonio, redige e rilascia la richiesta di pubblicazioni alla casa comunale.
Per il matrimonio cattolico è previsto, dunque, un regime di doppia pubblicazione: il matrimonio dovrà essere preceduto dalle pubblicazioni civili presso la Casa Comunale previste dal codice civile e dalle pubblicazioni ecclesiastiche da affiggersi alle porte della casa parrocchiale (sia della parrocchia dello sposo che della sposa, se diverse) per 8 giorni comprese due domeniche. L’ufficiale di stato civile, se ravvisa impedimenti alla celebrazione del matrimonio, può rifiutare le pubblicazioni; se, al contrario non vi siano impedimenti, rilascia il certificato di nulla osta al matrimonio, ovvero un atto in cui l’ufficiale di stato civile dichiara che non ci sono cause che si oppongono alla celebrazione di un matrimonio valido agli effetti civili.
Una volta ritirato il certificato di avvenute pubblicazioni, i futuri sposi devono portarlo dal parroco della Chiesa nella quale si celebreranno le nozze, il quale dopo un colloquio con i futuri sposi rilascerà loro il documento del “consenso religioso”, confermando così la data del matrimonio.

 La celebrazione e l’atto di matrimonio

 La celebrazione del matrimonio avviene secondo le norme del diritto canonico, quanto al requisito formale di manifestazione del consenso matrimoniale degli sposi.
E’ necessaria la presenza di due testimoni per parte; laddove ve ne siano tre, un testimone non firmerà la copia dell’atto di matrimonio che viene trasmessa in Comune, ma solo quella che resta alla Chiesa.
Al termine della celebrazione il parroco ricorda agli sposi che il matrimonio produrrà effetti civili e dà loro lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi (artt. 143, 144, 147).
Subito dopo il matrimonio il parroco dovrà compilare l’atto di matrimonio in duplice originale, sottoscritto dal parroco stesso, dagli sposi e dai testimoni. Nell’atto di matrimonio il parroco indica le generalità complete degli sposi, l’indicazione del luogo e della data in cui è avvenuta al celebrazione e le generalità del parroco. Sull’atto di matrimonio contratto secondo il rito cattolico possono essere inserite anche le indicazioni dei coniugi consentite dalla legge civile, ovvero la scelta del regime patrimoniale  e il riconoscimento di figli naturali (ora figli nati fuori dal matrimonio).
Il parroco deve, poi, trasmettere una copia dell’atto, nel termine di 5 giorni dalla celebrazione, all’ufficiale di stato civile del comune in cui è avvenuto il matrimonio affinché questi proceda alla sua trascrizione.

 La trascrizione nei registri di stato civile

 Ricevuto l’atto di matrimonio, l’ufficiale di stato civile dovrà trascriverlo negli appositi registri nelle 24 ore successive al ricevimento e ne comunicherà l’avvenuto adempimento al parroco. Se il matrimonio religioso non venisse trascritto nei registri civili resterebbe un atto religioso privo di effetti per l’ordinamento italiano. La trascrizione dell’atto non ha solo, dunque, una semplice funzione di pubblicità cd. dichiarativa, ma ha anche carattere costitutivo e cioè è fondamentale per la produzione degli effetti civili del matrimonio cattolico che vengono costituiti con effetto retroattivo, ovvero dal giorno della celebrazione.

Cause di intrascrivibilità

Vi sono taluni casi in cui la legge prevede che il matrimonio concordatario non possa conseguire (o conseguire subito) gli effetti civili; in tali casi si parla di cause di intrascrivibilità, per cui il matrimonio non potrà essere trascritto, ovvero:

  • quando gli sposi non abbiano l’età che la legge civile richiede per la celebrazione (18 anni o 16 se autorizzati dal tribunale per i minorenni);
  • quando vi sia un impedimento inderogabile per la legge civile e cioè:
  • quando uno degli sposi è interdetto per infermità di mente;
  • quando tra gli sposi sussiste un altro matrimonio valido agli effetti civili;
  • quando sussistono impedimenti derivanti da delitto;
  • quando sussistono impedimenti derivanti da affinità in linea retta.

Tuttavia, anche in presenza di un impedimento inderogabile, il matrimonio può essere trascritto (e conseguire effetti civili) quando l’azione di nullità o di annullamento prevista dalla legge civile non possa essere più promossa.
In assenza delle pubblicazioni, il matrimonio concordatario potrà comunque essere trascritto nei registri di stato civile, ma prima della trascrizione l’ufficiale di stato civile dovrà verificare l’inesistenza di impedimenti acquisendo i documenti necessari ed affiggendo un avviso contenente le generalità degli sposi, la data e il luogo in cui è avvenuta la celebrazione ed il nome del ministro di culto che ha celebrato. Questo avviso rimarrà affisso per 10 giorni consecutivi entro i quali possono essere fatte le opposizioni previste dal codice civile.

Che cosa è il matrimonio acattolico

 Il matrimonio acattolico è il matrimonio che si svolge dinanzi al ministro di un culto non cattolico ammesso nello Stato, ad es. ebraico, valdese, metodista, al quale la legge dello Stato n. 1159 del 1929 ha riconosciuto gli stessi effetti del matrimonio civile in presenza di certe condizioni, tra cui la trascrizione del matrimonio nei registri dello stato civile. Il matrimonio acattolico viene inteso come una variante del matrimonio civile, che si distingue da quest’ultimo solo per gli aspetti formali, ed, infatti, il ministro del culto acattolico celebra come delegato dell’ufficiale di stato civile (cioè del sindaco).
Il matrimonio acattolico è soggetto solo alla legge dello Stato, restando irrilevanti le norme giuridiche della confessione religiosa che rappresenta, diversamente dal matrimonio concordatario che vede l’applicazione di una legge diversa da quella statale, è cioè la legge del diritto canonico (quella della Chiesa).
I matrimoni acattolici si differenziano in matrimoni che, per conseguire gli effetti civili, devono rispettare le formalità procedurali previste dalla Legge n. 1159 del 1929, come ad es. quelli celebrati secondo il culto della Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, e i matrimoni celebrati secondo i riti di alcune confessioni religiose con le quali sono intervenute specifiche intese che hanno ulteriormente semplificato gli adempimenti richiesti per dare validità civile all’atto, come ad es. i matrimoni celebrati dai ministri di culto della Tavola Valdese e della Chiesa Metodista, della Chiesa Avventista del settimo giorno.

In ogni caso la celebrazione deve essere preceduta dalle pubblicazioni civili e l’atto di matrimonio dovrà essere inviato all’ufficiale di stato civile entro 5 giorni dalla celebrazione per la trascrizione negli appositi registri. Anche durante il rito acattolico i ministri di culto possono ricevere le dichiarazioni concernenti la scelta patrimoniale dei coniugi , mentre per quanto riguarda il riconoscimento di figli naturali (ora figli nati fuori dal matrimonio), mancando una specifica normativa in materia, il Ministero dell’Interno ha ritenuto estensibile a questi tipi di matrimonio le previsioni del Codice civile.

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